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Sentieri meno battuti dall’entroterra alle spiagge dell’Elba: avventura e tranquillità in ogni stagione

📅 22 Agosto 2026✍️ di Irene Mandorlini⏱️ 5 min di lettura

Da quando ho imparato a nuotare tra le onde della riviera romagnola, ho capito che il mare si apprezza davvero quando ci arrivi con un po’ di fatica sotto le suole. All’Elba i sentieri meno battuti offrono proprio questo: silenzio, paesaggi che cambiano a ogni curva e calette di granito dove il tempo rallenta. Qui condivido i percorsi che frequento quando voglio allontanarmi dalle folle, con indicazioni pratiche per ogni stagione.

Dall’entroterra al mare: tracce poco battute

La dorsale orientale della Grande Traversata Elbana è un classico, ma c’è un segmento che vedo ancora poco frequentato: da Cavo a Monte Grosso, proseguendo verso il Volterraio per affacciarsi su Rio Marina. La vista sulle ex miniere è un susseguirsi di rossi e neri, le piste sterrate regolari alternano tratti di macchia profumata a balconi di roccia. In mezza giornata, con passo costante, arrivate su crinali ventilati da cui scendere alle baie di Cavo o alle spiagge minerarie con una deviazione segnalata.

All’estremo opposto, il versante occidentale regala discese scenografiche. Da Marciana si imbocca la mulattiera verso Chiessi e Pomonte: qui il granito si fa scalinata naturale e il mare compare a tratti tra lentischi e cisti. È un itinerario che richiede caviglie stabili e attenzione nei passaggi levigati, ma ripaga con l’arrivo su coste scure e trasparenti. Mi è capitato di recente di scendere al tramonto verso Chiessi e trovare solo pescatori con le lampare, nessun asciugamano color confetto: il tipo di quiete che cerco quando lavoro sul campo.

Se preferite i boschi, l’anello tra Poggio e Monte Perone è una parentesi fresca, con castagni e scorci sulle valli interne. Nelle giornate più calde uso questo circuito come raccordo per rientrare sui paesi, poi mi concedo una caletta al calar del sole. E per chi vuole toccare il punto più alto, le varianti sotto il Monte Capanne guidano a terrazze naturali da cui scegliere la discesa più solitaria verso Colle d’Orano o Patresi.

Ricordo che gran parte dei percorsi ricade nell’area del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano: restare sui tracciati segnati e rispettare le indicazioni è il modo migliore per proteggere fauna e delicate fioriture.

Spiagge segrete e rocce di granito

Le spiagge nascoste chiedono un po’ di gambe. La discesa a Le Tombe, tra Fetovaia e Pomonte, è ripida ma breve: ciottoli scuri, acqua profonda e un silenzio che in alta stagione resiste fino a metà mattina. Parto all’alba con una borraccia piena e rientro prima che il sole picchi, così evito la salita nelle ore calde.

All’estremo nord-ovest, Cotoncello è una manciata di lisce piattaforme granitiche incastonate nella macchia. A inizio o fine stagione si sta da re, con un fondale che invita a infilare la maschera. Qui come altrove notate i nastri verdi sotto costa: sono praterie di Posidonia oceanica, importanti per la trasparenza dell’acqua e l’equilibrio costiero. Non calpestatele in pochi centimetri d’acqua e, se arrivate in barca, evitate di dare ancora sui ciuffi.

Verso est, tra Rio Marina e Cavo, mi piace la striscia chiara di Cala Seregola, raggiungibile anche a piedi lungo le vecchie piste minerarie. Pietre color ruggine, poca gente e una linea d’orizzonte aperta. Poco più su, la piccola Cala delle Alghe, a Cavo, si raggiunge con una camminata breve e regala belle ore fuori stagione, quando l’acqua è uno specchio e i gabbiani dominano il suono di fondo.

Capoliveri nasconde più di una perla: Felciaio, ad esempio, è una mezzaluna protetta tra scogli, con un varco di roccia che incornicia il blu. In estate arrivo prestissimo o al tramonto; nei mesi spalla potete prenderla con più calma, ma portate scarpe da scoglio per muovervi tra le lastre di granito senza scivolare.

Quando andare: leggere il vento e le stagioni

Primavera e autunno sono i miei periodi preferiti: fioriture, luce nitida e temperature perfette per fare dislivello. In primavera troverete ruscelli ancora attivi e profumi intensi di cisto, mirto e ginestra.

In estate non rinuncio ai sentieri, ma impongo regole semplici: partire all’alba, rientrare per pranzo, tornare fuori tra le 17 e il tramonto. L’acqua in spalla non è mai troppa; una fontanella in paese non sempre è garantita lungo i crinali.

D’inverno l’Elba è un’altra isola. Il maestrale pulisce l’aria e regala giornate di visibilità infinita. Programmate però percorsi che vi permettano di rientrare con la luce piena: le ombre si allungano presto e il granito, di sera, diventa più insidioso.

Consigli pratici sul campo

Un lettore mi ha chiesto se Nisportino è davvero affollata: a luglio sì, ma la sorella minore Nisportina, raggiungibile con un breve saliscendi, resta spesso più tranquilla. In generale, puntate ai collegamenti a piedi: dove la strada finisce, la folla dirada.

  • Portate scarpe con buona suola: il granito levigato tradisce più delle pietre mobili.
  • Scaricate una mappa offline con i sentieri CAI e tracce principali: in quota il segnale c’è, ma non contateci.
  • Calcolate i tempi con margine: discesa impegnativa significa ritorno lento e in salita.
  • Acqua: 1,5 litri a testa in estate, 1 litro nelle mezze stagioni, più sali se sudate molto.
  • Maschera e boccaglio in uno zaino leggero: i fondali elbani meritano sempre una sosta.
  • Trasporti: traghetti su Portoferraio e, in stagione, su Rio Marina o Cavo; gli autobus locali collegano i principali paesi, ma verificate le corse festivi.

Se arrivate in camper, privilegiate aree attrezzate vicine ai paesi: mi è successo di trovare parcheggi sterrati chiusi in alta stagione vicino alle calette più note e ho perso un’alba preziosa a cercare alternative.

Errori da evitare

L’Elba premia chi pianifica semplice e si muove leggero. Ecco gli sbagli che vedo più spesso nei lettori che incontro sui sentieri.

  • Sottovalutare il dislivello in discesa: 400 metri giù su granito scivoloso valgono una vera escursione, non una passeggiata da infradito.
  • Ignorare il vento: scegliete la costa opposta al grecale o allo scirocco di giornata per evitare mare mosso e sospensione sabbiosa.
  • Riempire lo zaino di gadget inutili: meglio bastoncini telescopici e una maglia antivento che tre obiettivi fotografici.
  • Dimenticare l’ombra: cappello, crema e pausa allineata con gli unici lecci lungo il percorso fanno la differenza a mezzogiorno.
  • Abbandonare rifiuti organici “tanto si biodegradano”: bucce e torsoli attirano fauna e alterano micro-equilibri; tenete tutto con voi fino al paese.

L’Elba dei sentieri secondari non è un’isola proibita: è un invito a rallentare, leggere il paesaggio e guadagnarsi il tuffo. Se vi muovete con rispetto – per voi, per chi lavora sull’isola e per l’ambiente – scoprirete che l’avventura e la tranquillità qui non sono stagionali. Sono un ritmo, e si impara in fretta.

Irene Mandorlini

Irene è cresciuta nella riviera romagnola, dove ha imparato a nuotare prima ancora di andare a scuola. Ama esplorare i lidi meno conosciuti e ha trascorso due anni girando l'Italia in camper per scoprire le piccole spiagge nascoste tra scogli e pinete.